Un’insegnante australiana ha ammesso davanti a un tribunale di aver avuto una relazione sessuale con un suo studente minorenne e, secondo l’accusa, di essere rimasta incinta del ragazzo quando aveva appena 13 anni. La vicenda è ora al centro di un procedimento giudiziario in Australia Occidentale.
L’insegnante, Naomi Tekea Craig, 33 anni, ha dichiarato la propria colpevolezza durante un’udienza presso la Magistrates Court di Mandurah. La donna, ex docente di musica, ha ammesso una serie di reati sessuali ai danni di un minore, consentendo così il trasferimento del caso alla Corte Distrettuale, che dovrà ora stabilire la pena.
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Naomi Tekea Craig viveva a Mandurah, una città a sud di Perth, e lavorava come insegnante di musica presso la Frederick Irwin Anglican School. Dopo l’emersione delle accuse, l’istituto ha comunicato la sospensione immediata della docente, precisando di collaborare con le autorità.
Secondo quanto riferito dalla scuola e dalla polizia, al momento non risultano coinvolti altri studenti oltre al minore indicato negli atti giudiziari.
Davanti al tribunale, l’insegnante ha ammesso la propria responsabilità per 15 capi d’imputazione legati a reati sessuali su minore. I fatti, secondo l’accusa, si sarebbero verificati nell’arco di diversi mesi, quando il ragazzo non aveva ancora compiuto 14 anni.
Le autorità hanno sottolineato la gravità delle accuse, anche alla luce del ruolo di fiducia e responsabilità che l’insegnante ricopriva nei confronti dello studente.
Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda la nascita di un bambino. Craig ha recentemente partorito e, secondo quanto riferito dalla polizia, gli accertamenti genetici disposti nel corso dell’indagine indicano che il padre del neonato sarebbe il minore coinvolto nelle accuse.
Gli esiti dei test del DNA sono stati acquisiti agli atti e fanno parte del materiale probatorio ora al vaglio della Corte Distrettuale.
In attesa della prossima udienza, fissata nei prossimi mesi, l’insegnante si trova in libertà su cauzione. Il tribunale ha però imposto condizioni restrittive, tra cui il divieto di avere contatti non supervisionati con minori, fatta eccezione per il neonato.
Il procedimento giudiziario è ancora in corso e sarà la Corte Distrettuale a stabilire l’entità della pena. Le indagini risultano concluse.